UN WEEKEND INDIMENTICABILE (MILANESE)

 

Venerdì 25.09 Salto in macchina di mio fratello, direzione stazione di Piacenza. Treno destinato nel profondo settentrione. Non appena salito sul mio vagone guardando fuori dal finestrino e, accomodatomi nel posto a destra dello stesso, scorgo infinite campagne e fili elettrici, e le rotaie che invadono la natura colorata. Durante il viaggio la mia mente si rivolge all’imminente arrivo in quella grande città denominata Milano. Ma non solo questo: infatti avrò l’onore di villeggiare, per così dire, in casa di Claudio. Si proprio lui Claudio Madia, il nostro amatissimo e storico conduttore della trasmissione. Sceso finalmente e giunto nella città della Madunnina, adoperando un paio di scale mi dirigo verso la metro. Acquistato il biglietto e salito sull’ennesimo treno arrivo finalmente in casa del famoso saltimbanco. Mi accoglie a braccia aperte con la sua grigia capigliatura e relativa barba. Allora io tendo la mano e ce la stringiamo affettuosamente non vedendoci, infatti, da un anno o quasi. La stanza presenta, non appena entrato, il giaciglio in fondo alla parete destra dove c’è uno specchio che la ricopre quasi tutta e tutta una serie di varie cose (armadietti, appendiabiti, foto d’epoca e quadri vari) sulla parete sinistra creata per questa speciale occasione. Lasciati armi e bagagli sono uscito a fare una bella passeggiata a piedi. Destinazione: Piazza Duomo. Non appena arrivato sono sommerso, e ogni tanto spaventato, dal volo dei piccioni che credo ormai comandino sull’intera piazza così come in quella di San Marco a Venezia. Provo subito una profonda ammirazione per l’esuberante bellezza del Duomo, e sono divertito dalla quantità di fotografie rivolte allo stesso e i tanti selfie della gente. Troppo stanco del viaggio in treno, prendo ancora la metro per tornare a casa del Sig. Madia. Qui a Milano l’ora di cena è stabilita per le 19.30 ed io accetto volentieri vista la giornata passata, nonostante non ci fossi abituato. Difatti giù a Bari quello si chiama “orario delle galline” per cenare, solo chi ha una certa età consuma la cena a quell’orario ma subito dopo a dormire per ricaricare le batterie a fronte di un sabato non come gli altri.

Sabato 26.09 Svegliatomi per le 9, vestito e pronto per fare colazione, mi dirigo in cucina. Preparata la caffettiera, la metto su. Non appena uscito il caffè me ne verso un po’ nella tazzina non prima di aver bevuto un bicchier d’acqua e degustato una merendina. Bevuto il caffè e con in tasca il biglietto giornaliero della metro, me ne vado a spasso per la città. Unica regola di oggi: ore 12.30 massimo le 13 si pranza come consuetudine milanese. Uscito dalla metro sono davanti al Castello Sforzesco, di fronte alla fontana antistante l’entrata. Una volta passata la soglia vedo una grande piazza (Il Cortile delle Armi) costeggiata all’interno da grandi e alte mura. La scena dei numerosi turisti viene rubata dagli artisti di strada: Il DuoDorant (Strip Fighters) specializzati in clownerie e comic mime. Infatti in questo weekend si tiene il Festival degli Artisti di strada, più comunemente chiamato per ovvie ragioni milanesi Strà! Dopo l’esibizione faccio un giro per il parco Sempione. Gente che passeggia, che fa footing o che gioca col proprio cane in questo grande spazio verde. Giunto mezzogiorno mi appresto a prendere un’altra volta la metro e rincasare pensando che dopo pranzo avverrà l’impensabile ovvero (l’incontro di Teano è una mezza misura a confronto) il rendez-vous fra Claudio e Francesca (sì, lei, la nostra amatissima conduttrice) che risponderanno ad alcune nostre domande. Sì, dico nostre perché questo sarà possibile grazie a quello che vi sta scrivendo questo prezioso articolo, a Simone (collaboratore della pagina, nonché l’uomo “carica-puntate”) e un’altra graziosa collaboratrice di nome Giulia. Assenti giustificati Luna e Nicolò (altri eccellenti collaboratori alla nostra nobile causa) ma sono sicuro che col cuore erano lì con noi. Presenti in cucina siamo io, Simone, Giulia e ovviamente il padrone di casa. Si parla del più e del meno ma a tratti anche della trasmissione, in attesa di Francesca che sarebbe arrivata di lì a poco. Suono del citofono… E’ lei finalmente! Non appena entrata in casa e direttasi in cucina, la trova gremita di gente. Ci siamo, è giunta l’ora dell’incontro. Provo subito una profonda soddisfazione verso la coppia artistica riunita e compagna quotidiana della mia infanzia. La ciliegina sulla torta è il loro abbraccio fraterno che riempie il cuore a tutti i presenti e fa scendere qualche lacrimuccia. Dopo il consueto caffè del pomeriggio ci apprestiamo a fare le domande. Però prima di questo è stato girato un video molto particolare con protagonisti i nostri amati conduttori che potete vedere sulla pagina Facebook. Veniamo alle domande. Trattiamo ogni argomento, dalla loro prima volta che si sono conosciuti al rapporto duraturo fra loro ma soprattutto segreti e divertenti aneddoti utili alla nostra nobile causa. Ormai il programma non ha più segreti per noi grazie all’aiuto dei nostri Claudio e Francesca, che alla fine dell’intervista ci fanno compagnia per salutare gli ex bambini non presenti quel giorno. Soddisfatti del contenuto salutiamo Francesca, non prima di aver ancora discusso di fatti e notizie riguardanti il programma. Inoltre saluto l’utilissima e gentile Giulia che da li a poco sarebbe dovuta ripartire per tornare a casa. E’ stato un pomeriggio che difficilmente dimenticherò in tutta la mia vita ma anche un privilegio aver assistito a questa entusiasmante reunion. Verso sera mi vedrò con Simone per vivere la mondanità di Milano. Quella stessa sera vi era una analogia con la prima volta che conobbi Simone e Nicolò. Il caso ha voluto che quel sabato si giocasse Napoli-Juventus come nel marzo del 2014 quando facemmo tappa dal Sig.Cavalli nelle colline di Cesena. Infatti la nostra attività di redazione per il programma cominciò lì, invogliati in un primo momento dal baffuto racconta storie e padrone di casa e in un secondo da Tinin Mantegazza, creatore del pupazzo Dodò. Ma torniamo a quel sabato: finita in malo modo la partita ce ne andiamo in giro per le vie milanesi fino a tornare al Castello degli Sforza. Giunte le 23 riprendiamo la metro e io rincaso. Ora mi aspetta un meritato riposo perchè la domenica sarà riservata, in compagnia di Simone, ad un bel giro in lungo e in largo per la città.

Domenica 27.09 Svegliatomi tardi (ore 10.45), l’appuntamento è per le ore 11.00 in Piazza Duomo. Svelto mi vesto, una colazione veloce e di nuovo la consueta metro. Arrivato lì trovo Simone dietro al cavallo presente nella piazza o in un modo più consono milanese “in culo al cavallo”. Aperta la mappa della città vagliamo le proposte di destinazione della giornata. Si comincia dalla Galleria Vittorio Emanuele. Presenti le migliori marche della moda internazionale. Usciti troviamo una piazzetta e poco più avanti il teatro La Scala di Milano (che Totò in un noto film con Peppino De Filippo aveva scherzosamente scambiato col Duomo). Attraversate un po’ di strade giungiamo in via Montenapoleone, anche qui migliori firme internazionali d’abbigliamento, qualche vip e di seguito macchine costosissime a destra e a manca. Ripresa la metro ci dirigiamo verso la stazione centrale. E’ ora di pranzo ed io opto per un semplice menu costituito da un panino e un dolce mentre Simone sceglie del sushi appena fatto. Ci sistemiamo appena fuori dalla stazione e consumiamo il nostro cibo. Finito di mangiare decidiamo di andare a San Siro. Proprio questo giugno avevano finito i lavori di costruzione della metro con destinazione l’impianto sportivo. Il tragitto verso lo stesso è munito di treni automatizzati. Arrivati in zona e salite un po’ di scale ce lo troviamo davanti: l’Olimpo del calcio è davanti ai nostri occhi. E’ per me fonte d’ammirazione nonostante io sia di fede juventina. Ci facciamo un giro attorno e non perdo l’occasione per fotografare ogni singolo angolo vissuto. Ripresa la metro, a questo punto passeggiamo per Corso Sempione e ad un certo punto ci troviamo davanti la Rai. Attraversato il Corso giungiamo all’entrata del parco Sempione. E’ l’occasione giusta per sederci e fare una pausa. Non contenti della prima tappa alla Rai ne facciamo un’altra e continuando per quella strada, incrociamo un palazzo sito in Via Giotto. Subito riconosco l’effige. Siamo davanti alle Edizioni Paoline. Le Edizioni San Paolo a stretto contatto con la Rai hanno permesso la produzione e distribuzione delle preziose videocassette cominciatesi verso la fine del 1992. Ricominciamo a camminare fino ad arrivare in un parchetto e facciamo un’altra pausa seduti su di una panchina. L’ultima tappa coincide con l’andare a visitare i famosi navigli milanesi. Presa l’ennesima metro arriviamo ai navigli. Troviamo le strade piene di gente che passeggia. Infatti sarà per noi difficile raggiungere la Darsena ma piano piano ci arriviamo. Qualche minuto per fotografare il punto dove termina il Naviglio Grande. E’ arrivato il momento per Simone di riprendere il treno e tornare nella sua città, mentre io passerò ancora una notte in quel di Milano. L’indomani mattina verso le ore 11 mi aspetta il treno per far ritorno a Piacenza. Presa per l’ultima volta insieme la metro ci dividiamo alla fermata Cadorna con la promessa di rivederci presto e non dimenticare facilmente questo weekend milanese.

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ALLA CORTE DEL SIG.CAVALLI

La figlia del Sig. Cavalli aveva telefonato personalmente.

O meglio una delle figlie dato che come scopriremo più in là queste sono due: L&L..

Scusate lo spoiler, proseguo.

Voleva parlare con uno di noi della redazione.

Il nostro canale sul tubo e la nostra pagina bianco-blu non erano passati inosservati.

Ebbene, eravamo ufficialmente invitati a presenziare come ospiti speciali all’inaugurazione di una mostra per i 25 anni della prima messa in onda.

Dove?!” domandò Simone che ancora un po’ gli pigliava un coccolone.

A casa nostra cioè al parco Artexplora. In contrada Santa Lucia cioé Cesena!” fa L. dall’altra parte. “Ci saranno TUTTI… meno due”

Woa!”

Il giorno dopo è una bella giornata di primavera.

Sono le dieci del mattino e io sto aspettando in strada che Simone arrivi a prelevarmi.

Niente treno stavolta. Abbiamo infatti optato per un viaggio in macchina… la macchina di sua mad ehm cioé la sua (scusate ma quello ricco del gruppo è lui) XD

Il treno lo lasciamo a Stefano.

Ehilà! Sei arrivato finalmente!” esclamo non appena lo vedo arrivare “Che fine avevi fatto?”

Uno ha pensato bene di farsi un giretto col trattore mentre venivo qua…” fa lui “Dai che si parte!”

In un’ora siamo fuori da Padova in direzione Cesena.

Ma niente autostrade… troppo care per le nostre tasche.

Il nostro cammino si snoda lungo l’Adriatica, una lenta penetrazione attraverso le Romagne: Rovigo, Pontelagoscuro, Ferrara, Argenta… talmente lenta che una sosta a metà strada per mangiarsi un piatto di tagliatelle al ragù è d’obbligo.

Ultime vengono Argenta, Glorie, Ravenna… o meglio quasi ultime.

Ci accorgiamo nel bel mezzo di Eleanor Rigby o Have a Cigar (non ricordo bene XD) che forse era meglio prendere l’uscita Forlì ad Alfonsine.

Ma che importa in fondo?

C’è tempo: Stefano non arriva che tra due ore.

Si fanno poi come ogni giorno le 16.30.

E il treno da Bari arriva alla stazione di Cesena proprio per quell’ora.

Ne scende Stefano.

Bomber azzurro tenebra nonostante il calduccio, cappellino da baseball, occhiali un po’ hipster con lenti oscuranti e sulle spalle uno zainetto.

E’ la prima volta che ci incontriamo tutti e tre.

Purtroppo bisogna affrettarsi: l’inaugurazione comincia alle 17!

Località Santa Lucia è una piccola frazione poco distante da Cesena.

Le verdi e dolci colline si congiungono sinuose al cielo per mezzo di solinghi campi coltivati, di antiche chiesuole e piccole fattorie apparentemente immote.

La strada è una curva dopo l’altra.

Mal d’auto? No: piuttosto un senso di leggerezza.

Levitas.

E infatti levito, mi sollevo verso un altro mondo, un mondo di confine, metà realtà metà fantasia, un sorta di vestibolo presso il portale che conduce al mondo della fantasia “vero e proprio” dove ci è concesso comunicare con quelli dall’altra parte senza spezzare la magia.

Tutti MENO due!” continuo a dire a me stesso.

Eccola lì!” dice Simone.

Arriviamo ai piedi di una salita ove è piazzato un cartello con su scritto ARTEXPLORA.

E dopo tre rampe di pietra l’apparizione tanto attesa: nel mezzo del pianoro sorge quella che un tempo doveva essere stata una chiesa.

Ma questa non è una casa è un quartiere!” dico io con aria ironica.

Sulla destra c’è uno spiazzo che funge da parcheggio.

Un discreto numero di persone (papà, mamme, bambini) si dirige dopo aver posteggiato con noi verso l’ingresso dell’edificio.

Entriamo.

Su lunghi tavoli e stand posizionati nelle nicchie e nelle navate della ex-chiesa stanno gli oggetti scenografici della trasmissione. In un turbinio di colori ecco lì Millie, il Condominio della Sig.ra Cesira, la macchina dello spazio-tempo (appesa al soffitto come in un eterno volo), la Benka, la giostra-giradischi, l’albero degli gnomi, il sottomarino a pedali…

Che meraviglia! Quante storie!”

Ci vengono incontro in tre.

Sono due ragazze e un signore baffuto.

A parte le canizie il Grande Affabulatore di Bambini non è cambiato affatto.

Tendo la mano e semplicemente dico: “Ciao sig CAVALLI!”

Abbiamo molto di cui parlare!”- fa lui con un gran sorriso – “Queste sono le mie figlie, Leila e Lara”.

In una parola: L&L.

Poco più avanti l’acronimo prenderà la sua forma definitva L&L&L&L.

Sì lo so. Ci sono un sacco di L in questa storia, nella stessa misura in cui c’erano tante E all’interno dei ragazzi di Via Panisperna (Enrico, Emilio, Edoardo, Ettore).

Ma questa è un’altra storia XD

Continuo.

Claudio!” esclama qualcuno.

Salve a tutti!” fa il Cavalli.

Ci giriamo: sulla soglia dell’edificio sta entrando un gruppetto di sei persone.

Il mio sguardo si posa su una in particolare, quella che accanto a sé ha un ragazzo un po’ più giovane di me.

Forse è suo figlio, le assomiglia!”

Indossa una giacca di pelle azzurra come il mare, il cielo, l’albero, stivaletti blu notte e sfoggia una pettinatura castana a caschetto identica a quella che aveva la prima volta che la conobbi.

Francesca!

Vorrei stringerle la mano subito ma mi trattengo.

Arrivano gli altri.

Anche il secondo volto non mi è del tutto nuovo: è alta pressappoco come la principessa Caramella, porta un paio di occhiali tondi da nonnina, una chioma rossiccia ed è accompagnata da un uomo distinto, con la barba tagliata corta.

Ma sì! L’ho vista in una foto di molti anni prima che Stefano ha postato: ma certo! E’ l’Anima-trice di Dodò!

Gli ultimi due invece mi pare di non averli mai visti.

Sul naso dell’uomo stanno appollaiati (è il caso di dirlo visto che Lui di volatili se ne intende mooolto XD) un paio di occhiali dalle lenti squadrate, si appoggia a un bastone e attorno al collo porta avvolta una sciarpa rossa.

Anche gli occhi della donna che gli cammina a fianco guardano il mondo attraverso un paio di lenti tonde dalla montatura rossa. Nel sorriso e nello sguardo ha qualche cosa di clownesco.

Per contro l’abito elegante che porta e il caschetto fulvo le danno un’aria molto intellettuale, serio, puntuale.

Tutti meno due!”

Era vero: alla corte del Sig.CAVALLI mancano solo Oreste e Claudio.

Avete già salutato Luna?” ci chiede Lara.

Sono qui!” fa L.

Anche la terza è ora con noi.

Luna lavora ad ARTEXPLORA come animatrice.

Si comincia!

Dopo qualche minuto la sala si è riempita di gente.

In vicinanza dell’ “altare” c’è Lara con Leila,il Sig. Cavalli e l’ultima L..

E’ Lucietta. La moglie del Sig.Cavalli.

Ringraziamo i super-ospiti che sono qui con noi oggi. In primis il papà di Dodò, Tinin Mantegazza e la regista delle prime cinquecento puntate Velia Mantegazza, sua moglie” dice Leila.

Scatta l’applauso.

L’uomo anziano dalla sciarpa rossa e la signora con gli occhiali rossi sorridono e arrossiscono un po’, ora uno ora l’altra.

Per una curiosa combinazione se ne stanno uno da una parte e una dall’altra della sala.

Sembra un match di ping-pong.

Ringrazio poi la storica conduttrice Francesca Paganini, l’animatrice di Dodò Gabriella Roggero e tre ex bambini che hanno invaso la rete con i vecchi video dell’albero azzurro”

Ancora applausi.

Grazie!!!”

Il ping pong si allarga.

Ora il Sig.Cavalli, ora Francesca, ora Gabriella, ora Velia, ora uno di noi tre prende rispettivamente la parola e racconta, commenta, ricorda, dice la sua riguardo una trasmissione di rara bellezza.

Ma l’highlight del match lo mette a segno Tinin:

E’ nato un cult dell’albero azzurro! Ci sono drappelli di giovinastri come questi tre” esclama lui agitandoci il bastone contro “che hanno recuperato tutto quello che la Rai aveva distrutto!”.

Giovinastri penso: ironico ma un grandissimo onore!

Le bocche di tutti ora si svuotano delle parole e si riempiono delle fette di una torta fantastica!

Ma ci mangiamo Dodò?” scherza Francesca

Vero”: la decorazione del dolce è proprio una foto di glassa del povero pennuto.

Venite vi accompagno al vostro alloggio” fa Leila mentre le pance lanciano segnali di sazietà e i visitatori lasciano la mostra.

Sì. Ci saremmo trattenuti, ospiti del Sig.Cavalli (!) fino al pomeriggio seguente per realizzare una piccola serie di interviste ai protagonisti del programma (anche loro ospiti del Sig.Cavalli) e stabilire i termini di collaborazione con gli organizzatori della mostra.

Ecco, datevi pure una rinfrescata. Ci vediamo più tardi per andare a cena!” fa Lara.

La camera in cui siamo alloggiati viene di solito messa disposizione degli artisti e degli animatori che mettono in scena i loro spettacoli all’interno del laboratorio ludico e del parco.

Sono le 18.

Ho circa un ‘ora e mezza per scrivere le interviste.

Per quanto reggerà la batteria della videocamera?” chiedo io a Simone

Eh…Dovremo stare attenti: non mi sono portato dietro il carica-batteria”

Uhm…”

Me guagnù! Pensiamo a cose serie. Abbiamo un letto singolo e un matrimoniale. Come vogliamo fare” dice Stefano.

Segue un sorteggio per mezzo di pesca di fettuccine di carta.

Chi pesca il più corto si becca il singolo.

Ma questa è un’altra storia e forse è meglio se ve la racconta Stefano.

Alle 20 tutti fuori a cena presso un agriturismo a poche colline di distanza dalla ludoteca.

Il gruppo si è ridotto in numero di due persone: Tinin e Velia hanno dovuto lasciare la festa subito dopo la torta.

Piatto base, il cibo degli dei: “LA PIADEINA!”

Il mattino dopo la sveglia suona verso le 9.

Il treno di Stefano per Bari parte alle 14 e 45.

Abbiamo circa 4 ore per fare tutto.

Prima di iniziare le interviste, sulla falsariga di quella con Claudio, il sig.Cavalli riunisce per una seconda volta la sua corte e ci affida un compito:

curare la Segreteria della Grande mostra dell’albero Azzurro.

Per Stefano è un invito a nozze!

L’elevata reattività ai messaggi della pagina FB ai messaggi dovrebbe essere sintomatico su questo punto.

Certo!”

Benone. Se ora volete seguirmi ci spostiamo in giardino: lì la luce è perfetta per fare riprese video”.

Il primo a essere passato per la videocamera è proprio il sig.Cavalli.

A me il compito di fare le domande.

Simone cameraman. Stefano fotografo.

Sono emozionatissimo.

Racconta con disinvoltura i suoi esordi di teatrante, il suo modo di fabbricare storie e il suo amore per l’elemento imprevidibilità, le sue influenze letterarie.

Calvino e il suo concetto di leggerezza in particolare.

Magari la stessa che ho provato io andando lì ad ARTEXPLORA.

A fine intervista, circa venti minuti dopo, dichiara infatti: “Leggete le Lezioni Americane!”

Segue Francesca.

Mentre comincio con la prima domanda mi corruccio un po’.

So già che la sua intervista soffrirà molto il fatto di aver già intervistato Claudio.

E come se non bastasse la batteria della videocamera si sta pian piano esaurendo.

Fortunatamente ci scappa un bell’aneddoto occorso durante le riprese di una puntata della terza stagione: le torte in faccia!

Paff!

Ahahahahahah!

A telecamere spente ringrazio Francesca, la guardo negli occhi e l’abbraccio!

Ed ecco l’ultima intervistata: Gabriella.

Forse la più interessante dei tre.

Aristotele distingueva nell’anima degli esseri umani tre funzioni: sensitiva,vegetativa e intellettiva.

Ecco.

Gabriella per Dodò rappresentava in un certo senso le prime due funzioni.

Sarebbe stato bello avere anche Oreste per completare il quadro.

Il talento di Gabriella emerge con una disinvoltura straordinaria.

Coglie il movimento delle mie labbra e lo trasferisce naturaliter al pupazzo di Dodò che ha in grembo e muove.

Ma nel bel mezzo del siparietto a tre (io Gabriella e Francesca) che andiamo ad improvvisare

la telecamera esaurisce la batteria.

Fortuna che anche Geordie (il figlio di Francesca) sta riprendendo la scena.

A intervista finita l’Anima-trice e suo marito (il signore barbuto e elegante) ci mostra un piccolo/grande tesoro: centinaia di foto dal backstage della trasmissione che in questi giorni il nostro Stefano sta caricando sulla pagina FB.

Si scattano ancora molte foto, si parla, si scherza e si fa come ogni giorno l’ora di pranzo.

Tutta la corte si riunisce ad un tavolo all’aperto.

Luna ha avuto la bellissima idea e la gentilezza di ordinare piadine per tutti.

Ma anche Stefano non è da meno e sfila fuori dal suo zaino tarallucci e altre leccornie.

Alla vista di quelle bontà Francesca entra in estasi.

Ci scappa anche una partitella di pallone con i nipoti del Sig Cavalli, arrivati poco prima, e con Geordie.

L’ora di andare via ahimè arriva in fretta.

Ringraziamo tutti per l’ospitalità e saliti in macchina partiamo alla volta della stazione ferroviaria.

Salutato anche Stefano, il cerchio si chiude, così com’era iniziato: siamo ora solo io e Simone in macchina.

Quando mi lascia a Padova sono circa le 17e30.

Ciao Simone! Alla prossima avventura!”

Ciao Vecio!” fa lui e riparte verso Vicenza.

Che storia ragazzi! Che storia!” ripeto a me stesso allora come oggi ma

La memoria delle immagini si deposita in noi ed è quella a cui leghiamo i sentimenti. (Vittorino Andreoli)

BUON COMPLEANNO ALBERO AZZURRO!!!!

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Nicolò P.

Due domande con…Natale Panaro!

Natale Panaro, scultore, illustratore, abile realizzatore di maschere, sculture per il teatro, burattini e marionette e anche formatore. Lavora per 8 anni per la trasmissione L’Albero Azzurro. Ecco a voi la breve intervista concessa telefonicamente dallo stesso signor Natale Panaro:

1.Come si è trovato a collaborare ad una trasmissione televisiva come “L’Albero Azzurro”?

Era un amalgama speciale, la Velia regista della trasmissione sapeva che poteva contare su gente preparata, senza alcuna raccomandazione, nel proprio settore: dallo scenografo Mariani (professore di scenografia), Renata Gostoli (giochi e manualità) e infine io Natale Panaro che avevamo insieme a quest’ultima il compito di realizzare l’oggettistica in poco tempo. Non ero obbligato ad essere presente ogni giorno ma per produrre tutto ciò che era necessario alla puntata mi chiudevo nel mio studio vicino al set e in poco tempo riuscivo a creare diversi oggetti utili alle puntate. A proposito delle persone che ne facevano parte nonostante di diversa opinione politica, si lavorava in maniera eccezionale.

2.Ha trovato giovamento nell’essere presente all’interno di un cast così variopinto ma dalle eccellenti qualità?

Sono grato alla Velia perchè è una bravissima regista e sono contento di averne fatto parte. Sono stato presente alla trasmissione per ben 8 anni, di cui i primi quattro con Francesca e Claudio dove quest’ultimo era bravissimo a disegnare e veniva da me per imparare al meglio trucchi e altro così da produrre la manualità di ogni puntata con enorme facilità. In questi primi quattro anni ho avuto la possibilità  di produrre migliaia di cose dal mio studio: da maschere,alberelli, un pinocchio a piccoli  paesaggi. Nei restanti 4 anni invece, si lavorava incessantemente e si produceva una puntata anche in 3 giorni. Sono stati anni bellissimi dove si lavorava in tranquillità e serenità per educare un bambino in età pre scolare.

pan

20 Kg di VHS in spalla!

Bip Bip Bip Bip
“Yaaaaaaaaaaawn”
Guardo l’ora sul quadrante luminoso: sono le 5.25 e il treno per Milano parte alle 6.47.
Avrò dormito complessivamente tre ore.
L’emozione è grande ma sono lucidissimo.
Mi alzo, infilo le pantofole e corro in bagno.
Tempo necessario per una toeletta di qualità non molto superiore a quella di uno studente universitario maschio italiano mooooooooolto fuori sede che vive solo:
20 minuti.
C’è di meglio ma anche di peggio!
Passo successivo: vestirsi in 5 minuti.
L’operazione è completa in 7: “Dannazione!”
Dal mio appartamentino alla stazione di Padova ci sono 20 minuti di cammino in condizioni ottimali.
Ma siamo al 24 di Novembre, c’è rischio di pioggia e il mio stomaco non sarà pieno prima di arrivare in stazione.
La sera prima ho “dimenticato” di fare la spesa: al pensiero di un cornetto all’albicocca e un cappuccino al bar della stazione si resiste male e preparare una colazione con l’ansia di perdere il treno non è il massimo.
Quando arrivo dabbasso sono già le 6: ho dovuto controllare che nella borsa vi fossero la fotocamera e il block-notes.
“Buongiorno!”
“Buongiorno” risponde il portiere con disapprovante stupore; è il meno affabile dei quattro che a turno sorvegliano l’ingresso del residence in cui alloggio.
Ma a chi frega poi?
“IL TRENO FRECCIABIANCA 9702 di T. PROVENIENTE DA VENEZIA S: LUCIA E DIRETTO A MILANO C.LE DELLE ORE 6.47 E’ IN ARRIVO AL BINARIO…”
“Phew”
Tutto bene per fortuna!
Il treno è vuoto o quasi.
Cerco il mio posto: carrozza 7 sedile 18D.
“Speriamo che Simone non abbia avuto complicazioni!”
Bastano 15 minuti di viaggio in solitaria per sciogliere ogni preoccupazione.
“SIAMO IN ARRIVO A VICENZA”
Il treno è fermo in stazione da pochi istanti quando qualcuno alle spalle mi fa:
“Nicolò?”
MI volto e vedo per la prima volta il mio compagno di viaggio nonché co-curatore della pagina Facebook con un grosso sorriso stampato sulla bocca.
E’ stato Stefano a farmi mettere in contatto con lui, prima via mail e poi tramite Skype.
“Sì, in canre ed ossa!”
Gli stringo la mano e lascio che prenda posto accanto a me.
Simone ha i capelli e le dita delle mani esattamente come deve averli un vero chitarrista: lunghissimi! Soprattutto se il chitarrista in questione è un chitarrista rock.
Sulle spalle ha un capientissimo zaino.
“Serve per le VHS?”
“Proprio così! Ahah! Di dove sei?” mi fa
“Vengo dalla Calabria”
“Ahahah! Com’è piccolo il mondo: ho dei parenti da quelle parti…”
Basta questo perché le parole inizino a correre più veloci del treno e attraversino, sospinte dalla reciproca curiosità e dalle libere associazioni, i più svariati argomenti: musica, occupazione dei genitori, hobbies, esami alla laurea, abitudini alimentari, barzelette ecc.
Ma soprattutto il motivo per cui siamo su quel treno: l’Albero Azzurro!
“Non trovi che la punta della cattura del Rubagiocattoli sia a tratti horror?”
“Ahah! Vero!”
E confesso : “Mi spaventò talmente tanto che chiesi a papà di cancellarla!”
“Ma dai!”
“Beh avevo solo tre anni e mezzo mentre tu già sei! E poi bla bla bla bla bla….”
Ma poi improvvisamente:
“Buongiorno signori: biglietti per favore!”
Cerco nella borsa a tracolla e glielo porgo.
Mentre il tipo controlla giro la testa e guardo fuori: la stazione di Brescia sta entrando lentamente dai finestrini.
“Ci siamo quasi!” penso io.
Perché la nebbia a Milano?
E’ solo un fenomeno legato all’umidità, una specie di vapore cerebro-metafisico che fuoriesce dalla mente degli indefessi abitanti o forse è una copertura architettata dai leghisti per non farsi vedere mentre fanno i bisog.. ehm ehm la secessione dall’Italia?
Non saprei.
Sta di fatto che è ancora presto: quando scendiamo dal convoglio sono solo le 9 e l’appuntamento con il nostro uomo è fissato non prima di due ore dopo.
“Poco male: facciamoci un giro e studiamo il percorso!” fa Simone tirando fuori una cartina della città.
Fermata metro Milano Centrale – Sosta al Duomo con annesse foto – Passeggiata alla galleria Vittorio Emanuele – Manifestazione pro Fratelli Musulmani contro la giunta militare in Egitto di fronte Palazzo Marino – Capatina al castello Sforzesco -inversione ad U verso la metro – Palazzo Cairoli – Conciliazione – Pagano – Buonarroti.
Scendiamo alla fermata di Via Wagner: l’intervistato abita infatti poco distante da lì.
Mentre camminiamo verso casa sua viene l’ora per una telefonatina di conferma:
“Ciao Claudio!” dico io con un po’ di emozione
“CIAO!!!”
“Stiamo quasi per arrivare!”
“Bene! Il civico è il numero 7. Bussate pure: vi aspetto nel cortiletto interno!”
La pulsantiera dello stabile (un’elegante palazzina liberty di 6 piani o “su” di lì) è ora davanti a noi luccicando al sole (eh sì: la nebbia si è diradata!).
Il campanello reca la scritta MADIA.
Dlin Dlon!
Clack!
Entriamo.
Il clown sosia di Woody Allen è lì dove ci aveva detto.
E’ molto cambiato dal tempo in cui lo conobbi.
Come allora devo guardare attraverso un vetro per cercare il suo sguardo.
Ma questa volta il vetro è quello di un paio di occhiali mentre una volta era quello del televisore del soggiorno di casa mia.
Indossa una tutina grigia come i suoi capelli ma il sorriso è ancora quello che ricordavo.
In quei brevi attimi mi dibatto interiormente per elaborare una forma di saluto che sia educata ma affettuosa, composta ma cordiale, formale ma non gelida e tutto nello stesso tempo (che volete farci… ho un super Io un po’ ingombrante).
Tuttavia non appena gli siamo più vicino il progettato saluto si trasforma in un abbraccio.
Claudio sorride e poi dice:
“Venite con me vi mostro il materiale.”
Ci conduce nel suo garage; le pareti recano manifesti di concerti rock, di riunioni politiche e loghi di grandi band (Who, Beatles ,etc).
C’è un vago odore di olio per motori e di pomeriggi piovosi. Di carbone e note distorte . Di contestazione e di compagnia allegra.
“Scusate il disordine, colpa dei miei figli…”
“Cresciuti bene!” esclama Simone.
“Ahah! Ecco qui…”
Fa per chinarsi e poi per issarsi e tira fuori, da mensole e incavi, scatole e buste traboccanti.
E lo fa con un’agilità che ha qualcosa di ameno, incantevole.
Il saltimbanco che è in lui a quanto pare è immortale.
“Quando avremo finito con le domande portatevi pure via tutto. La nostalgia è cosa che non mi appartiene!”
Queste le parole per commentare un vero tesoro.
Le scatole contengono infatti l’intero primo ciclo dell’Albero Azzurro (a parte qualche buco) comprese le prime venti puntate sperimentali!
E poi dalle buste spuntano i copioni, le rivistine della San Paolo, le notifiche bancarie di pagamento dello stipendio RAI (!)…
Alla vista di quella manna gioiamo e rabbrividiamo insieme: un magnifico bottino, nevvero, ma poveri muscoli e ossa nostri!
Cerco di smarcarmi con la carta del disinteressamento:
“Ma davvero vuoi privarti di tutto questo?”
“Oh sì!”

Claudio alle domande di due fan sfegatati preferisce rispondere in cucina:
“Scusate se non vi accolgo come si deve ma Lapo deve ancora fare colazione e all’una ho un pranzo in famiglia…Prendete qualcosa?”
Sul tavolo c’è ogni bendidio ma preferiamo declinare educatamente e cominciare subito.
Tiro fuori dalla tasca dei jeans il foglio che mi ero preparato mentre Simone accende la videocamera.
Mi pare di avere ben chiaro lo schema e l’impostazione che vorrei dare all’intervista ma Claudio ha ben altro in mente e incalza:
“Elencami tutte le domande che vuoi farmi: le unirò in un discorso unitario.”
“Ehm… va bene” dico io, un po’ sbalestrato.
Bastano pochi minuti di discorso per ricredermi: il risultato è fantastico.
Poteva venirne fuori un botta e risposta interessante ma piatto e invece il vecchio clown si esibisce in un effluvio di espressività verbale e soprattutto gestuale.
E da registi io e Simone diventiamo qualcosa a metà strada tra spettatori passivi e meri moderatori.
Lo spettacolo è la biografia di Claudio detto Autofocus in virtù della sua capacità di trovare con gli occhi la messa a fuoco di qualsiasi macchina da presa.
Mentre tengo d’occhio il suo eloquio la Natura nella persona del Sole sembra voler dare un tocco di classe alla scenografia, ahimé, un po’ inadeguata.
Alle mie spalle c’è una finestra aperta e Claudio, che è di fronte a noi, rimane irraggiato.
Ma metà del viso resta nella penombra.
Ecco: metà del clown è calata nello scuro del passato, del ricordo, l’altra parla nel lucore del presente, del momento, del vivente.
“Forse il Sole gli da fastidio” penso e cerco, invano, di frappormi tra il raggio e Claudio che, apparentemente imperturbato, continua il suo dire.
Poi arriva Lapo.
Ha quindici anni. E’ sorpreso:
“Tranquillo!” fa Simone “taglieremo tutto, fai colazione come se non ci fossimo!”
Ma il rumore della plastica stropicciata che proviene dalla busta del Pan Brioché si sentirà nella versione finale del video?
Ulteriore perturbazione: una telefonata di Stefano!
Simone avrà proprio un gran da fare al computer!
L’intervista è finita.
Claudio si alza, ci accompagna di nuovo verso il garage, ci carichiamo come muli e infine prendiamo congedo.
“La prossima volta però datemi più tempo: voglio apparire bello e smagliante in video!” fa Claudio.
“Che storia!” penso io.
Sono da poco le 13.
Lasciamo il nostro carico al deposito bagagli della stazione e decidiamo di andare a mangiare qualcosa.
Ce la prendiamo comoda, tanto comoda da scoprire che dietro il Duomo di Milano c’è una via che ha nome Case Rotte (!)
Il treno di ritorno parte infatti solo nel pomeriggio inoltrato.
A Simone l’onere e l’onore di custodire e digitalizzare quel gran tesoro: purtroppo nel mio appartamento in affitto a Padova non avrei dove sistemare neanche un decimo di tutto il materiale.
A differenza dell’andata ciascuno di noi viaggerà solo: ho ancora una cosa da sbrigare a Milano.
Ma questa è un’altra storia e non la racconterò qui.
Mi è bastato raccontare questa perché raccontare come funziona un segreto è il sogno di chi, come me, ha un bambino nel cuore che reclama: “Bene! Sei cresciuto: dimostrami che puoi stare a cavallo delle finzioni che mi racconti ”.
Grazie CLAUDIO!

L’Albero Azzurro, ieri e oggi

Tutti ricordano con sommo piacere il primo ciclo (1990-1994) in cui i conduttori Claudio e Francesca erano chiamati a rispondere ai quesiti dell’abitante dell’Albero Azzurro, ossia Dodò, una specie di uccello ormai estinto, sempre più incuriosito dal mondo esterno e da ciò che lo circonda. Per quattro anni abbiamo assistito al più bel programma per bambini che una TV pubblica come la Rai potesse realizzare. Un elogio va attribuito a tutti quelli che ci hanno lavorato: la regista (principalmente Velia Mantegazza), lo scenografo, la costumista e i cameraman, e chi ha realizzato le musiche ovvero il Maestro Fariselli (componente degli “Area”); hanno permesso ad una trasmissione del genere di andare avanti per ben 4 anni di fila.L’impronta che ha lasciato la trasmissione nella memoria degli spettatori è un ricordo speciale di quei tempi, con un po’ di nostalgia dovuta alla tranquillità e all’ottima organizzazione presentata dal programma stesso. Le canzoni e le filastrocche sono ancora impresse nella mente di chi era presente davanti alla televisione avendo avuto la possibilità di vedere un programma fatto con studi approfonditi e costruito su temi semplici, sicuri che essi arrivino dall’altra parte dello schermo.Oggi a causa dell’avvento del digitale terrestre la trasmissione va in onda su Rai Yo-Yo, e l’approccio iniziale di cui parlavamo prima è stato abbandonato del tutto per far spazio a svariati personaggi e molti pupazzi. Ora come ora l’educazione e l’intrattenimento sono elementi generalizzati solo per fare audience; la trasmissione per questo è caduta nel dimenticatoio più assoluto, nonostante i più piccoli di oggi siano ancora attratti da Dodò. Il valore che quest’ultimo voleva trasmettere, almeno nei primi tempi, era far sì che i bambini si rivedessero in lui, così allegro e incuriosito da qualsiasi cosa gli capiti sott’occhio.Imparagonabile quello che accade ora con gli albori proprio perchè l’approccio educativo è stato totalmente dimenticato; tuttavia gli autori odierni avranno sicuramente filo da torcere in quanto Oreste Castagna (storica voce di Dodò dal 1990 al 2000) entrerà a far parte del gruppo e condurrà il programma. Il messaggio è quello di recuperare una trasmissione che a parer mio non ha più ragione d’andare avanti vista la continua mancanza di idee e i pochi fondi investiti in questo settore. Infine il solo vero Albero Azzurro di cui si può parlare è quello andato in onda dal 1990 al 1994, che ha lasciato ricordi indelebili e viene ancora utilizzato dai docenti della scuola dell’infanzia per sperimentare nuove idee per filastrocche, canzoni e manualità creativa.  (Stefano)

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